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...Eydénèt.."...Le cose per le quali siamo disposti a morire sono anche le cose per le quali viviamo: ciò che da un senso alla vita, lo da anche alla morte..." |
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11/25/2008 Ninna NannaNINNA NANNA (Modena City Ramblers)
(per te, dovunque tu sia...ti penso ancora)
Camminavo vicino alle rive del fiume nella brezza fresca, degli ultimi giorni d'inverno e nell'aria andava una vecchia canzone e la marea danzava correndo verso il mare. A volte i viaggiatori si fermano stanchi e riposano un poco in compagnia di qualche straniero. Chissa dove ti addormenterai stasera e chissà come ascolterai questa canzone. Forse ti stai cullando al suono di un treno, inseguendo il ragazzo gitano con lo zaino sotto il violino e se sei persa, in qualche fredda terra straniera ti mando una ninnananna, per sentirti più vicina. Un giorno, guidati da stelle sicure ci ritroveremo in qualche ancgolo di mondo lontano, nei bassifondi, tra i musicisti e gli sbandati o sui sentieri dove corrono le fate. E prego qualche Dio dei viaggiatori che tu abbia due soldi in tasca da spendere stasera e qualcuno nel letto per scaldare via l'inverno e un angelo bianco seduto alla finestra... 9/10/2008 Voglia d'IrlandaIn un giorno di pioggia
![]() Is è mo laoch, mo ghile mear
Is è mo Shaesar ghile mear Ni fhuras fein aon tsuan as sean o chuaigh i gcein mo ghile mear Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d'Irlanda e alle nuvole gonfie. Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto. Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango, e un brindisi anche agli gnomi a alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade. Hai i fianchi robusti di una vecchia signora e i modi un po' rudi della gente di mare, ti trascini tra fango, sudore e risate e la puzza di alcool nelle notti d'estate. Un vecchio compagno ti segue paziente, il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi, ti culla leggero nelle sere d'inverno, ti riporta le voci degli amanti di ieri. E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta, il vento dell'ovest rideva gentile e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti mi hai preso per mano portandomi via. Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra, hai il passo pesante di un vecchio ubriacone, ti chiudi a sognare nelle notti d'inverno e ti copri di rosso e fiorisci d'estate. I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli, si ritrovano persi in paesi lontani a cantare una terra di profughi e santi. E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta, il vento dell'ovest rideva gentile e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti mi hai preso per mano portandomi via. E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora e potrò consolare i tuoi occhi bagnati. In un giorno di pioggia saremo vicini, balleremo leggeri sull'aria di un Reel. 7/24/2008 Se la Memoria ha un Senso (Dedicato a quanti inneggiano a chi non conoscono)...![]() ![]() Le truppe italiane sono state ficcate nella fornace sovietica dalla sbruffonaggine di Mussolini.
L'autore della frase più cinica del XX secolo ("Ho bisogno di un migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace") insiste con Hitler nel giugno del 1941 affinché consenta ad alcuni reparti del Regio Esercito di marciare accanto ai camerati tedeschi (...) Sono in tutto 62.000 uomini riuniti nel CSIR (Corpo di spedizione italiano in Russia) al comando del generale Messe.
Nelle pianure dell'Unione Sovietica si palesa da subito l'assoluta impreparazione degli alti comandi, il ridicolo addestramento dei soldati, l'inadeguatezza dei tanti sottufficiali promossi ufficiali per riempire i quadri necessari alle smanie di grandezza del Duce. I nostri generali hanno in genere l'aria e le rotondità di furbi commercianti di paese. Sono più larghi che lunghi, quando assumono una posa marziale strappano un sorriso. Per parlare alla truppa sono costretti a salire su un palchetto, che spesso è una cassetta di riserve alimentari (...)
La speranza di molti gerarchi e di molti generali è che la campagna evolva in un'avanzata a rimorchio della Wehrmacht e che procuri l'abituale messe di promozioni e di medaglie: le prime comportano discreti aumenti di stipendio, le seconde i giusti ornamenti da esibire al petto nelle sfilate del regime.
Ma gli spazi infiniti e incolmabili dell'Unione Sovietica hanno in serbo amare sorprese (..)
Con la primavera riemergono le incomprensioni (con i tedeschi N.d.R). Gli italiani chiedono baracche, equipaggiamento, cucine da campo. I tedeschi sono esterrefatti dalla pochezza del CSIR, dalla pretesa di Mussolini di farsi bello caricando l'intendenza sulle spalle dell'alleato. Riaggalla il malanimo germanico nei confronti del camerata con le pezze al culo. Si diffonde negli alti gradi della Wehrmacht il retropensiero che le attuali difficoltà siano dovute ai ritardi accumulati dall'Operazione Barbarossa a causa dell'attacco contro la Grecia per togliere dalle peste gli italiani. Quelli del CSIR diventano i soliti mangiaspaghetti lamentosi, il dito tedesco puntato sulla nostra deficitaria preparazione militare (...)
La Russia denuda le smargiassate di Mussolini. Che il nostro esercito sia solo da parata è noto (...)
Nell'aprile del 1942 Hitler ha bisogno di rimpinguare lo schieramento. Il CSIR, accettato nove mesi prima per le insistenze del Duce, è ormai considerato insufficiente. Hitler pretende divisioni su divisioni. Nonostante in Africa sia crisi nera, Mussolini è incapace di resistergli. All'inizio parla di mandare venti divisioni, congettura di formarle negando al Terzo Reich i 150.000 operai richiesti in aggiunta ai 200.000 che già lavorano in Germania. L'opposizione del re e le sorti della guerra lo riportano in terra; decide comunque di muovere le truppe migliori, gli alpini.
Il solo che ha il coraggio di opporsi è Messe. In Italia per un periodo di riposo, il generale scopre che è stato deciso l'invio di un'armata. I suoi appelli a non commettere un così grave errore cadono nel vuoto. Nessuno negli alti gradi ha voglia di questionare con il Duce. Il capo di stato maggiore, Cavallero, lo invita ad essere fiducioso. Ma Messe, che ha compreso l'imposibilità di giungere ad una vittoria, che conosce i limiti tecnici e di preparazione dell'esercito, che ha visto le scarpe dei soldati aprirsi come fiori al contatto con la steppa ghiacciata, che in una relazione ha scritto che il cannoncino da 47/32 è impotente contro i grossi carri, non si arrende. Il 2 giugno ottiene il sospirato colloquio. Esorta Mussolini ad essere prudente, a valutare i rischi di questa seconda spedizione, a non privarsi degli alpini, l'ultimo Corpo che gli resta per difendere l'Italia in caso di problemi. "Caro Messe" è la replica "al tavolo della pace i 200.000 dell'ARMIR peseranno molto di più dei 60.000 del CSIR".
Ancora il tavolo della pace: quante famiglie dovranno piangere per quest'ossessione (...)
Sessant'anni dopo la disfatta le cifre rimangono approssimative e ormai è chiaro che lo resteranno in eterno. Secondo l'ultima ricerca dell'Unione nazionale italiana reduci di Russia (Unirr) , i morti dall'estate del 1941 all'inverno del 1943 furono oltre 104.000: 5.000 fino al 10 dicembre 1942, 29.000 nel mese e mezzo di ritirata, in cui furono coinvolte le sette divisioni di fanteria e le tre alpine, 70.000 nei campi di concentramento, dai quali tornarono poco più di 10.000 militari.
![]() Tratto da "Tutti i vivi all'assalto" di Alfio Caruso, Milano 2005
7/23/2008 IN DREAMSIN DREAMS
(The Breaking Of The Fellowship)
By Edward Ross
![]() When the cold of winter comes
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kikka kokkawrote:
ciao!! il tuo blog è ... è... oddio... nn saprei come definirlo... so comunque che l'intervento sulla politica ha troppo stile!!:D
e che quello sull'avvocato e il testimone mi ha strappato un sorriso oggi che non c'era riuscito nessun'altro...
se ti va passa da me... ciao!!
Sept. 10
mark leggieriwrote:
hola jule !!! passavo dal tuo blog e ne ho approfittato per prendere le foto di bruxelles !!!
July 26
Simona Di Censiwrote:
July 24
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